All’opera di Francesca Matarazzo ci si avvicina con progressiva gradualità, ripercorrendo a ritroso il processo di approfondimento costante che l’artista intraprende dal momento della elaborazione di un pensiero al risultato finale.
Il lavoro è fortemente caratterizzato, infatti, da una tensione creativa volutamente controllata in una esecuzione perfetta, resa possibile anche dalla scelta di determinati materiali, oltre alla tela il cemento, l’ardesia, l’alluminio, che potrebbero sembrare freddi, e che, invece, danno origine a combinazioni cromatiche e materiche vibranti ed avvolgenti, in una parola, avvincenti. L’utilizzo, in alcuni lavori, dell’oro, regala effetti specchianti nelle lastre, così come crea un focus di attenzione ulteriore quando si fa scrittura.
L’ambito culturale della ricerca di Francesca Matarazzo è senza dubbio minimalista, concettuale, ma la sua ars combinatoria, che gioca la personale cifra nella scrittura, le permette di superare i confini stessi del concettuale storico europeo ed extraeuropeo per immergersi in una mediterraneità sentita e vissuta, e che crea una variante strutturalista e narrativa che vira rispetto alla, seppur importante, ossessione reiterata che fu di Sigmar Polke e di Hanne Darboven.
Più che di relazione tra arte e vita, possiamo parlare di un’arte che è essa stessa vita, quella vita e quei pensieri che scorrono sulle superfici sotto forma di parole, di frasi, di caratteri, di segni.
Anche le parole, le lettere, hanno una forma, e Francesca Matarazzo le compone una ad una, come materia da trattare con grande cura senza mai dare niente per scontato.
I suoi pensieri, così come le citazioni degli autori che l’artista ama di più, quali Pirandello, Pessoa, Pasolini, Wilde, ad esempio, rappresentano un fluido di energia comunque vera, il disvelamento di un’identità che troppo spesso si cela dietro una maschera, la maturazione di un tempo dell’immaginario che prende vita nella narrazione visiva assoluta, totalizzante, di un’opera che è pittorica e tridimensionale al tempo stesso.
Nella consapevolezza delle difficoltà, nel dolore, così come nella gioia, nella lotta contro se stessi, contro i propri demoni, nell’avversione all’indifferenza, si racchiude il canto di speranza per una umanità che sembra smarrita e che deve essere ritrovata. Quella di Francesca Matarazzo, più che una denuncia sociale, è una riflessione antropologica sul nostro tempo consumato, molto spesso, da un dinamismo ansiogeno esasperato e schizofrenico.
Il tempo, perciò, ha un ruolo importantissimo. E’ una dimensione dell’interiorità che l’artista rivendica con lucida poesia.
FRANCESCA MATARAZZO
DI LICOSA