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Francesca Matarazzo di Licosa

FRANCESCA MATARAZZO DI LICOSA

+39 0541 34 61 89

Prenotazione telefonica

Valeria Parisi

La mostra è un cammino introspettivo che Francesca Matarazzo, artista partenopea alla sua prima personale romana a cura di Giulia Abate, fa compiere allo spettatore sulle pareti della galleria Mucciaccia Contemporary servendosi degli scrittori di ieri e di oggi.

Le parole emergono dalla tela in eruzioni materiche monocrome, o sono incise su alluminio o ancora sono stampate su ardesia. Le frasi ricostruiscono il vissuto dell’artista e la aiutano a ricollegare i punti del suo percorso di vita. La ripetizione compulsiva della scrittura è per la Matarazzo un modo per fissare un concetto, per condividerlo e allo stesso tempo per eternare il livello di consapevolezza raggiunto, il momento di presa di coscienza e di svolta.

Una crisi d’identità, ripercorsa attraverso brani tratti da Pirandello e Pessoa, è auspicabile per compiere la riflessione e l’azione necessaria a rimuovere la maschera della frustrazione e dell’infelicità che indossiamo, quel fardello mentale ed emotivo che ci portiamo dietro e che sopportiamo giorno dopo giorno.

Sulle orme di Pasolini dovremmo seguire un modello personale perché chi non ha il coraggio di esprimere la propria individualità è condannato a vivere in un inferno.

Negare se stessi è la causa del disagio, del tormento di un’esistenza imprigionata dove la personalità non è libera di manifestarsi e dove la mediocrità prende il sopravvento per paura di osare e compiere un salto nel buio. La vita è un viaggio che spaventa ma la paura può essere vinta con l’amore – narrato dai versi di Neruda, Montale e Salinas – un sentimento molto sottovalutato ma che rende forti.

Alcune frasi sono più leggibili di altre per provocare l’interesse del visitatore che viene messo nella condizione di scegliere se intraprendere o meno il viaggio introspettivo. La mostra si chiude con un fotogramma tratto dal film di Pasolini “Salò e le 120 giornate di Sodoma”, un invito agli uomini e alle donne di mettersi a nudo ed incamminarsi nella vita senza mediazioni ma tornando a meditare e a riconsiderare i sentimenti.

Tra le opere più riuscite Lentamente muore (2017) dove la poesia della scrittrice brasiliana (Martha Medeiros, 2000) si dipana sulla tela senza spazi tra le parole e i versi, senza tener conto delle regole sintattiche, ma le parole che la compongono sembrano fluire tutte di seguito. Sono unite, tenute insieme come da un filo, come se il pensiero fosse emerso dalla memoria e si fosse fissato sulla tela.