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NON MUOVERTI
Questo amore così violento così fragile così tenero così bello come il giorno e cattivo come il tempo quando il tempo è cattivo questo amore così vero tremante di paura come un bambino al buio e così sicuro di sé
questo amore che impauriva gli altri che li faceva parlare che li faceva impallidire questo amore spiato
perseguitato questo amore tutto intero ancora così vivo questa coda sempre nuova e che non è mai cambiata
noi possiamo svegliarci sorridere e ridere e ringiovanire il nostro amore è là testardo vivo come il desiderio
ci guarda sorridendo e ci parla senza dir nulla e io tremante l’ascolto e grido per te per me fermati là dove
sei non muoverti non andartene non lasciarci diventare gelidi tendici la mano e salvaci.
(Jacques Prevert)
IL VUOTO
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
(Eugenio Montale)
UN’OMBRA
È stato, accadde, è vero. Fu in un giorno, fu una data che segna il tempo al tempo. Fu in luogo che io vedo. I suoi piedi toccavano il suolo questo stesso che noi tocchiamo. Il suo vestito era simile ad altri che indossavano altre donne. E quello che lei mi disse fu cosí vero che sembrava menzogna. No. Devo viverlo dentro, me lo devo sognare. Mutare tutto in forse, in mero caso, sognandolo. Cosí, quando vorrà smentire ciò che mi disse allora, non mi morderà il dolore d’una felicità perduta che io tenni fra le braccia, come si tiene un corpo. Crederò di aver sognato. Che tutte quelle cose, cosí vere, non ebbero corpo, né nome. Che perdo un’ombra, un sogno ancora. Tu vivi sempre nei tuoi atti. Con la punta delle dita sfiori il mondo, gli strappi trionfi, allegrie: è la tua musica. La vita è ciò che tu suoni. Dai tuoi occhi solamente emana la luce che guida i tuoi passi. Cammini fra ciò che vedi. Soltanto. E se un dubbio ti fa cenno a diecimila chilometri, abbandoni tutto, ti lanci su ali,
sei subito lí; con i baci, coi denti lo laceri: non è piú dubbio. Tu mai puoi dubitare. Perché tu hai capovolto i misteri. E i tuoi enigmi, ciò che mai potrai capire, sono le cose piú chiare. I prodigi
che sono già decifrati. E mai ti sei sbagliata, solo una volta, una notte che t’invaghisti di un’ombra, l’unica che ti è piaciuta, un’ombra pareva. E volesti abbracciarla. Ed ero io.
(Pedro Salinas)
RIEMPITI DI ME
Rempiti di me. Desiderami, stremami, versami, sacrificami. Chiedimi. Raccoglimi, contienimi, nascondimi. Voglio esser di qualcuno, voglio esser tuo, è la tua ora. Sono colui che passò saltando sopra le cose il fuggitivo, il dolente. Ma sento la tua ora, l’ora dei silenzi che non hanno parole, la tua ora, alba di sangue che mi nutrì d’angosce. Liberami di me. Voglio uscire dalla mia anima. Io sono ciò che geme, che arde, che soffre. No, non voglio esser questo. Aiutami a rompere queste porte immense. Così una sera crocifissero il mio dolore. Liberami di me. Voglio uscire dalla mia anima. Voglio non aver limiti. Il mio cuore non deve tacere oggi o domani.
Deve partecipare di ciò che tocca, dev’essere di metalli, di radici, d’ali. Non posso esser l’ombra che si disfa e passa. Allora griderei, piangerei, gemerei. Liberami di me. Perché tu sei la mia rotta. T’ho forgiata in lotta viva. Dalla mia lotta oscura contro me stesso, fosti. Hai da me quell’impronta di avidità non sazia. Andiamo insieme. Spezziamo questa strada insieme. Sarò la tua rotta. Passa. Lasciami andare. Desiderami, stremami, versami, sacrificami. Fai vacillare le cinte dei miei ultimi limiti. E che io possa, alfine, correre in fuga pazza, sciogliendo questi nodi, ah Dio mio, questi nodi, spezzando, bruciando, distruggendo come una lava pazza ciò che esiste,
correre fuor di me stesso, perdutamente, libero di me, furiosamente libero. Andarmene.
(Pablo Neruda)